M'illumino d'immenso

Amo vivere, ridere, cantare Amo il sole, il cielo, il mare Amo ricevere ....ma soprattutto dare tanto amore!!!!!
venerdì, 16 maggio 2008

Montemarcello

Montemarcello




Mappa - Montemarcello




mappa di Montemarcello




Montemarcello è uno splendido paese che domina dall'alto del promontorio del "Caprione", il Golfo della Spezia, il mare aperto, il litorale della Versilia e la foce del fiume Magra. Il paesaggio è sicuramente uno dei più suggestivi della costa ligure, che in questo punto confina con la Toscana. Non è lontana Carrara e guardando a Est, oltre la piana di Luni, sembra di poter toccare le Alpi Apuane e le striature bianche delle cave di marmo. Il villaggio deve il suo nome al console romano Claudio Marcello, che nel 155 a.C. sconfisse qui i Liguri Apuani che abitavano la zona. La sua origine è antichissima ed in tutta la zona del "Caprione" si ha la sensazione di muoversi attraverso secoli e secoli di storia. Si può passeggiare lungo la strada romana, ancora lastricata di pietra in molti punti, per arrivare a Bocca di Magra dove c'è una splendida villa termale risalente al IV secolo a.C., oppure visitare la vicina Luni con gli scavi archeologici e l'anfiteatro romano. Al XV secolo risalgono invece le fortificazioni del paese e la costruzione della bellissima chiesa dedicata a San Pietro. Montemarcello ed i confinanti Ameglia e Bocca di Magra sono immersi nel verde del parco naturale dove è situato anche un orto botanico dove, lungo un percorso guidato, si può osservare la ricchissima varietà di piante autoctone.




La storia




Ritrovamenti di punte di freccia di selce sul Monte Rocchetta e di un'ascia di giadeite a Punta Corvo, testimoniano la presenza umana nella zona della foce del Fiume Magra e del promontorio del Caprione gia in epoche antichissime. Gli scavi ad Ameglia di una necropoli risalente al V sec. a.C. ed i reperti rinvenuti di vasellame ed ornamenti, indicano che in quel periodo la vita nel territorio fosse gia organizzata in villaggi con un florido commercio tra loro. Gli antichi abitanti furono i Liguri Apuani, con contaminazioni importanti dei vicini Etruschi ai quali si attribuisce la costruzione originaria del "Portus Lunae", attuale Luni, che divenne, in epoca imperiale, importantissimo porto commerciale soprattutto per il trasporto del marmo dalle vicine cave di Carrara. Anche Lerici fu importante porto commerciale e miltare, frequentato già da Greci e Fenici e successivamente strappato ai Liguri dai Romani. Le tribù guerresche dei Liguri Apuani resistettero a lungo all'invasione dei Romani che, dopo numerose e sanguinose battaglie, riuscirono a conquistare il territorio solo nel 155 a.C. per opera del Console Claudio Marcello, il quale diede il proprio nome al paese di Montemarcello a memoria dell'impresa compiuta. Numerosi "Castrum" nacquero dalla dominazione romana dando vita a piccoli borghi o città che conservano ancora le caratteristiche tipiche delle loro origini. Fra questi Sarzana, importantissimo crocevia commerciale fra Liguria, Toscana ed Emilia Romagna; Carrara, già celebrata da Strabone e Tacito; Luni, con il suo splendido anfiteatro; Portovenere, porto di difesa sul margine occidentale del Golfo della Spezia; Bocca di Magra, dove si trovano i resti di una grande villa termale con un interessantissimo sistema di vasche riscaldate.




Strada medievale




Con la caduta dell'Impero Romano il territorio venne controllato prima dai Bizantini e successivamente dai Longobardi che, nel 643 con re Rotari si impossessarono della zona, mentre Lituprando la unì al ducato longobardo di Lucca. Nel 773 Carlo Magno occupò tutti i territori del comprensorio, dividendoli in Comitati affidati a Vescovi-Conti e Luni divenne capoluogo confinante con i vicini Comitati di Parma e Lucca. ma le continue scorrerie dei barbari Goti, le razzie e i saccheggi di Normanni e Saraceni, insieme al progressivo insabbiamento del porto di Luni, che si stava trasformando in una palude malsana, segnarono l'inizio della decadenza. Nel X sec. in seguito alla rinascita della grande spinta religiosa, si consolidò l'importanza di una grande via di pellegrinaggio, la via Francigena che attraversava tutta la zona. Fiorirono così notevoli centri, spedali, monasteri e piccoli luoghi di culto divenuti oggi siti di notevole importanza storica. Nello stesso periodo nacquero le Repubbliche Marinare di Pisa e Genova che per circa un secolo si contendono il territorio. Nel 1161 l'Imperatore Federico I stabilì i confini della repubblica di Pisa da Civitavecchia a Portovenere. Nel 1200, dopo aspre contese con la repubblica di Lucca, anche la città di Massa passò sotto il dominio pisano, ma restò contesa per oltre un secolo. Nel 1204 la sede vescovile fu trasferita definitivamente da Luni a Sarzana, divenuta ormai un florido centro mercantile per la sua posizione geografica. Nel 1300 una figura di notevole importanza fu Castruccio Castracani, divenuto signore della Vicaria della Lunigiana accorpando e fortificando le città presenti sul territorio. A metà del XV sec. Alberico I diede inizio alla dinastia Malaspina che governò, con il pugno di ferro, il territorio fino alla seconda metà del 1700. Dopo la Rivoluzione Francese, nel 1797 nasce la Repubblica Democratica Ligure, istituita da Napoleone Bonaparte. Nel 1812 il territorio diviene parte dell'Impero Francese, ponendo La Spezia come capoluogo del Settimo Dipartimento Marittimo. Con il Congresso di Vienna del 1815 venne sancito il definitivo passaggio del territorio Ligure ai Savoia e confermato il Granducato di Toscana, tracciando i confini delle due attuali regioni. Durante il Risorgimento, la città di La Spezia assunse un importanza strategica fondamentale, vennero quindi edificati, dal 1862 al 1869, l'arsenale ed il porto militare su progetto dell'ingegnere Domenico Chiodo, che costruì anche la batteria fortificata di Montemarcello. Anche Giuseppe Garibaldi soggiornò ripetutamente nel Golfo, prima rifugiatosi a Portovenere e successivamente imprigionato al Varignano, un forte nei pressi di Spezia. Dopo l'unità d'Italia tutta la zona vide crescere un fortissimo interesse turistico, tanto da divenire meta di vacanza della famiglia reale e dell'aristocrazia sia italiana che straniera. Il Golfo di La Spezia venne chiamato Golfo dei Poeti dopo che Shelley e Byron soggiornarono qui. Il primo trovò la morte proprio a Lerici, annegato durante una tempesta che lo aveva colto al largo, di ritorno da una gita in barca. La Prima Guerra Mondiale non arrivò a toccare i lidi della Liguria e della Toscana ma moltissimi furono i caduti mandati al fronte, soprattutto nella battaglia di Vittorio Veneto (TV). Durante la Seconda Guerra Mondiale il ruolo della zona fu invece di vero protagonista. L'importanza strategica del porto militare e dell'arsenale di La Spezia, le fortificazioni a protezione di questi distribuite in tutte le coste del Golfo, attirarono i bombardamenti alleati portando morte e distruzione. Nel frattempo la strenua resistenza sulle Apuane portò a rappresaglie da parte dei tedeschi che spesso sfociarono in atti di vera barbarie, basti pensare agli eccidi di S.Anna di Stazzema e Vinca, piccoli paesi delle Apuane, dove vennero trucidate dai nazisti oltre 700 persone. Durante l'avanzata dell'esercito alleato da sud, la linea di difesa dell'esercito tedesco, Linea Gotica che attraversava tutta la nazione da est a ovest, aveva il suo margine occidentale nel Golfo di La Spezia dove sono moltissimi i "bunker" e le fortificazioni ancora ben visibili.




foto storica di Montemarcello




Il Parco naturale






Il parco di Montemarcello-Magra comprende l'insieme della colline che dividono le acque del Golfo di La Spezia da quelle del fiume Magra. Il territorio è vasto e ricco di valenze naturali, storiche e culturali. La costa è alta e frastagliata, con poche spiagge dal caratteristico colore grigio scuro, e molte alte scogliere dalle cui sommità il paesaggio mozza il fiato. I versanti marittimi delle colline sono rivestiti dalla gariga, ricca di timo, elicrisi e ruta, dalla macchia mediterranea, con mirto, corbezzolo e lentisco, nonché dalla lecceta, caratterizzata da alti lecci, pungitopo e asparagi selvatici; ricche pinete di pino d'aleppo e quercete a rovella si accompagnano ad estesi e antichi oliveti ormai spesso abbandonati. Verso il fiume invece i querceti caducifogli, folti di cerri, noccioli e carpini, convivono con estese pinete di pino marittino e con un ricchissimo sottobosco di felci aquiline, eriche e ginestre. Tra i numerosi pregi floristici sono degni di nota il cisto bianco, il bucaneve, il ciclamino, l'iris nano e il narciso. Anche la fauna è ricchissima della più svariate specie. Rettili come il ramarro, il geco e l'orbettino dividono il territorio con mammiferi tra cui cinghiali, tassi, volpi, donnole, faine e ricci. Gli uccelli poi, sia migratori che stanziali, sono di straordinaria varietà. Cormorani, gabbiani, aironi cinerini e anatre popolano le zone costiere mentre usignoli, pettirossi e passeri di varie specie insieme a rapaci quali il gheppio, la poiana e il falco vivono nell’ entroterra. Di notte poi non è per niente rado imbattersi in civette, barbagianni e altri predatori notturni. All’interno del parco è situato l'Orto Botanico di Montemarcello che sorge sulla cima del Monte Murlo a 365 metri sul livello del mare, in posizione panoramica tra il mare stesso e le Alpi Apuane. Il posto si raggiunge con una passeggiata di 20 - 30 minuti da diversi sentieri del parco e qui vengono mostrate, attraverso un percorso guidato, le coperture vegetali della zona spiegando anche, nella sezione Entobotanica, l'uso delle piante nella tradizione popolare come medicinali, alimenti o perfino ingredienti magici. Oltre le passeggiate che portano all’Orto Botanico, il parco offre un grande numero di sentieri la gran parte dei quali tocca punti panoramici di straordinaria bellezza o zone di interesse. archeologico.




 Montemarcello




Montemarcello




Montemarcello




Montemarcello




Panorama




panoramica




Montemarcello




Montemarcello




Montemarcello




Montemarcello




Panorama




panoramica




Montemarcello




Montemarcello con la neve




Spiaggia di Punta Corvo




spiaggia di Punta Corvo




Panorama




panoramica




Portovenere




Portovenere




Isola del Tino




Isola del Tino




 




Foce del Fiume Magra




Foce del fiume Magra




Tramonto




Tramonto




Montemarcello




Montemarcello




Panorama




panoramica




 




Ameglia




Ameglia




 




postato da santamargherita alle ore 10:44 | link | commenti (12)
categorie: liguria
giovedì, 15 maggio 2008

Lo stretching da scrivania che dimezza il mal di testa

Lo stretching da scrivania che dimezza


 il mal di testa



Semplici esercizi e post-it che ricordano gli errori da evitare: la terapia ha fatto diminuire il dolore del 40%.


Chi va all’anagrafe di Torino a chiedere un certificato vede tanti post-it rossi: gli impiegati li hanno attaccati un po’ dappertutto, sul telefono, sul computer, sopra la scrivania. I meno timidi chiedono: «Scusi, che cos’è quello?». E l’impiegato risponde: «Serve a ricordarmi che devo rilassare le spalle e smettere di stringere i denti». Quattrocento dipendenti del Comune di Torino hanno partecipato come volontari allo studio condotto dall’ospedale Molinette che per 14 mesi ha analizzato i loro comportamenti e il loro «mal di testa da ufficio». I risultati, presentati ieri a Londra, sono stati pubblicati dalla più importante rivista scientifica in questo campo, Cephalalgia, e dimostrano come, con pochissimi esercizi, i dolori possano diminuire del 40%. Ora i medici che hanno condotto la ricerca chiedono di poterla estendere ad altre istituzioni pubbliche, e lanciano un appello ai vertici delle aziende private: «Prevenire questi dolori, che colpiscono la maggior parte dei dipendenti (in media il 46%) in modo più o meno dannoso, non costa nulla, ma per farlo ci vogliono informazioni e stimoli dati da chi dirige». Franco Mongini, ordinario di Algologia, la scienza che studia il dolore, all’Università di Torino e responsabile della ricerca, spiega: «Si tratta di banali movimenti di stretching, ma soprattutto di acquisire una piena consapevolezza delle posizioni che il corpo assume al lavoro e delle conseguenze di una tensione che si riflette anche sul sonno notturno, facendo contrarre denti e spalle. La nostra esperienza clinica aveva giàmesso in luce come una prevenzione semplicissima e a costo zero potesse limitare l’uso di farmaci, o migliorarne i risultati. Ora però ne abbiamo la certezza ». Il Comune di Torino, prima tra le grandi aziende italiane ad aver accolto una simile sperimentazione, ora ha avviato la seconda fase del progetto: le «istruzioni anti mal di testa» e il diario quotidiano — che i dipendenti potranno ricevere e compilare anche via computer — verranno utilizzati da 2.300 dipendenti: impiegati, ma anche vigili urbani o maestre d’asilo, grazie anche a un finanziamento (160 mila euro) della Compagnia di San Paolo. «La fase di avvio della prima parte della ricerca — racconta Mongini è durata un mese: uno staff di cinque persone ha spiegato ai dipendenti-volontari gli obiettivi dello studio. Fin da subito, dolori e tensioni sono diminuiti, sia pure in percentuale minima: è l’effetto- aspettativa, ben noto in tutti gli studi. Poi il campione è stato diviso in due gruppi: il primo ha seguito una semplice tabella di esercizi, il secondo no. Dopo sei mesi i dolori al capo, al volto, al collo e alle spalle erano diminuiti tra il 35 e il 40% nel primo gruppo, calcolando sia i giorni di dolore nel mese sia i farmaci utilizzati, e rimasti stabili nel secondo». La task force del mal di testa non si occupa di problemi che devono invece essere affrontati da altri esperti della salute sul lavoro, come la giusta altezza di tavolo e sedia, la luminosità del computer o il condizionamento dell’aria, ma soltanto di ciò che il lavoratore può fare da solo, e a costo zero. «Con i sindacati abbiamo incontrato qualche diffidenza. Ma alla fine la risposta è stata: perché dire di no? Ora speriamo che programmi di questo genere possano diffondersi in tutte le aziende, pubbliche e private».


di Vera Schiavazzi fonte corriere della sera

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categorie: lavoro, salute
giovedì, 15 maggio 2008

LESBICO A CHI?

LESBICO A CHI?


Secondo quanto riporta il Los Angeles Times, ad alcuni abitanti dell’isola greca di Lesbo non va giù che un’associazione di riferimento per gli omosessuali greci, Olke, ovvero Comunità omosessuale e lesbica greca, si serva del termine “lesbico” (sinonimo anche di lesbio, di abitante di Lesbo, oltre che indicatore di costumi sessuali) nell’autodefinire il gruppo. Il portavoce di questo disappunto è tal Dimitris Lambrou, che parla di “abuso morale e psicologico” a danno degli isolani, che avrebbero subito, nel corso del tempo, la “confisca” del nome della loro isola da parte delle donne gay. Lambrou e due compari hanno così richiesto l’intervento di un tribunale, perché l’associazione si risolva a cambiare denominazione. I querelanti hanno preso di mira l’Olke perché è l’unica associazione omosessuale greca ufficialmente registrata ad utilizzare il termine incriminato nel proprio nome. L’udienza è prevista per il prossimo giugno, ad Atene.


fonte: corriere dela sera

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categorie: varie
lunedì, 12 maggio 2008

uno scrittore un giallo - la ragazza americana scomparsa


uno scrittore un giallo - la ragazza americana scomparsa



Silvia, il pittore e il documento rubato


La vicenda: Il mistero di Esther, la donna dai mille volti:


La storia

Il racconto scritto da Andrea De Carlo prende spunto, per poi allontanarsene subito e costruire un racconto di fantasia, da una storia americana che ha per protagonista una giovane donna che rubava le identità alle sue coetanee. Un giallo mai chiarito fino in fondo.

Le protagoniste

Il 4 aprile 1999 Brooke Henson, 20 anni, esce di casa a Travelers Rest, nella Carolina del Sud. Non la rivedranno più. Sei mesi dopo - in ottobre - in una cittadina del Montana sparisce Esther Reed, anche lei ventenne. Il 4 luglio 2006 la polizia di New York crede di aver ritrovato Brooke. O, almeno, una ragazza che ha il suo nome e i suoi documenti e che subito scompare di nuovo. Quando perquisiscono il suo appartamento gli agenti trovano le prove che Brooke è in realtà Esther Reed, una ladra di identità. Nei suoi cassetti ci sono documenti e tesserini universitari di altre donne e la sua storia è fatta di imbrogli di ogni tipo, tanto che viene sospettata anche di essere una spia. Agli amanti racconta di essere una «campionessa di scacchi europea», e sostiene di ricevere denaro dall'Italia e dalla Germania. Esther Reed viene poi arrestata a febbraio di quest'anno a Chicago. Ma non rivela che fine ha fatto Brooke Henson.


Nel weekend lungo del 25 aprile ho preso il treno con la donna più meravigliosa che conoscevo, e con una donna desolante. Donna desolante stava con me, quella meravigliosa si era portata dietro il pittore con cui aveva iniziato una storia da qualche settimana. che ho rivelato il suo nome sarebbe ipocrita nascondere quelli delle due donne. La prima si chiamava Marta Bitto, l'altra era la mia migliore amica Silvia Filigrini. L'idea di prendere il treno ci era venuta per evitare gli intasamenti sulle autostrade, e perché Giacomo Sutrion aveva sfasciato la macchina quasi nuova di Silvia la settimana prima. Marta credo non abbia mai guidato, e la mia macchina è in condizioni troppo penose per affrontare un vero viaggio. Seduti ai nostri posti, affannati per la corsa, guardavamo dai finestrini opachi le banchine brulicanti di gente. Le previsioni del tempo erano buone fino a domenica, chiunque potesse scappava da Milano. Anche nel nostro vagone di prima classe c'erano persone in piedi o accasciate sopra i propri bagagli, alcune perfino sedute sul pavimento sudicio davanti alle toilette. Il condizionatore era guasto, c'era odore di velluto sporco e vecchio brodo da mensa; i passeggeri sudavano e si lamentavano, sventolavano giornali. Marta ha raccontato dell'intervista telefonica che aveva fatto il giorno prima a un noto scrittore per il quotidiano a cui collabora, ma nessuno di noi l'ascoltava. La sua voce mi sembrava ancora più sgradevole del solito, come i pensieri nel retroterra della sua voce. Credo sia davvero convinta di avere una mente e uno stile brillante, ma i suoi articoli sono solo una miscela di cliché alimentati da curiosità morbosa. Stavo con lei a causa della mia terribile inerzia sentimentale, che mi ha fatto passare tre quarti della vita con donne di cui non ero affatto innamorato ma che per qualche ragione avevano preso l'iniziativa nei miei confronti. Marta Bitto per esempio mi aveva invitato a cena dopo essere venuta per forse la ventesima volta in uno dei tre negozi di fotocopie di cui mi occupo da quando mio padre non c'è più: il suo gesto mi aveva fatto sentire vincolato come una richiesta di matrimonio. Silvia a sua volta ha sempre avuto un istinto infallibile per trovarsi gli uomini sbagliati. La chiamo la rabdomante, fin dai tempi del liceo. Suo padre è un imprenditore nel settore dolciario e un esempio di straordinaria stabilità maschile, su cui l'intera famiglia Filigrini poggia come su una roccia. Probabilmente è per reazione che Silvia è sempre stata attratta da caratteri egoisti, inaffidabili, a volte perfino violenti. (Il che spiega anche perché non mi abbia mai preso in considerazione dal punto di vista sentimentale, benché sapesse che la adoravo fin dal primo momento. Evidentemente, non avevo un potenziale abbastanza deleterio ai suoi occhi). Giacomo Sutrion lo vedevo per la seconda volta, anche se naturalmente conoscevo i suoi quadri, le grandi tele dipinte a rozze pennellate come da un bambino di otto anni affetto da megalomania. Non mi pareva simpatico né intelligente né attraente, ma le ragioni dell'interesse di Silvia erano lì, ben visibili nei suoi piccoli occhi scuri e rapidi, nel pizzetto scolpito per nascondere un mento sfuggente, nella risata egocentrica, nel modo che aveva di parlare esclusivamente di sé, dei suoi quadri, dei suoi galleristi, dei suoi esegeti. Silvia l'aveva conosciuto il mese prima all'inaugurazione di una fiera d'arte a cui partecipava come piccola gallerista di qualità; era del tutto inevitabile che ne fosse attratta. La terza volta che erano andati a letto insieme lui le aveva chiesto duemila euro in prestito e non glieli aveva ancora restituiti, poi le aveva chiesto la macchina in prestito e gliel'aveva sfasciata. Ma questi episodi, e i messaggi amorosi di altre donne che gli arrivavano di continuo sul cellulare e nella posta elettronica e in quella reale, non l'avevano certo convinta a lasciarlo perdere, anzi. Quando avevo descritto la situazione a Marta il giorno prima della partenza, lei aveva detto: «E' solo una nevrotica viziata, la figlia del pasticciere che cerca di rendere più artistica la sua vita». Ero rimasto colpito dal freddo automatismo della sua gelosia; per contrasto Silvia mi era sembrata ancora più calda, generosa, autentica. Al confine con la Svizzera il treno ha fatto una lunga sosta per cambiare motrice, e tutti abbiamo cercato di prendere aria dalle porte aperte, pigiandoci nello spazio ingombro e surriscaldato. Quando siamo finalmente ripartiti, Silvia ha proposto di andare a bere qualcosa al vagone bar, anche se questo comportava aprirci la strada tra la gente stipata per la lunghezza di due vagoni. Al bancone ho chiesto dell'acqua minerale perché stavo morendo di sete, ma Giacomo Sutrion ha detto «Naaah». Mi ha spinto via, ha ordinato vino bianco per tutti. Non c'era una bottiglia grande, così si è fatto dare cinque o sei bottigliette di un bianco del Reno. Abbiamo fatto un brindisi forzato al nostro weekend insieme, e dopo pochi secondi lui aveva già ripreso a raccontarci di quanto lo adoravano in Giappone. Beveva, anche: rovesciava indietro la testa e si versava il vino in gola, si passava una mano tra i capelli, parlava di sé, di sé, di sé. Guardavo Silvia che lo guardava, per un terzo imbarazzata e per due terzi incantata. Pensavo a come i nostri difetti di carattere facevano stare me con una donna desolante e lei con un uomo indegno, e mi sembrava uno spreco intollerabile. Due poliziotti svizzeri sono arrivati a controllare i documenti, chiederci se avevamo qualcosa da dichiarare. Ho scosso la testa e ho porto la mia carta d'identità, Silvia e Marta hanno fatto lo stesso. Giacomo Sutrion ha estratto la sua dal portafogli e l'ha data al poliziotto come se gli consegnasse una reliquia, ha alzato la terza bottiglietta di vino in un gesto sarcastico. Ridacchiava, faceva battute a sfondo sessuale su due turistiche nordiche a tre metri da noi, parlava di una gallerista di New York che lo idolatrava. D'improvviso un poliziotto gli ha agitato davanti la carta d'identità, ha detto: «Di chi è, questa?». «Mia, perché? Vuole comprarla?», ha detto Giacomo Sutrion. «Non credo proprio» ha detto il poliziotto, un ragazzo alto con la pelle del viso rovinata. Ha mostrato la carta d'identità aperta al suo collega e anche a noi. La foto era di una ragazza bionda, con gli occhi molto truccati, americana, residente a Saronno.Giacomo Sutrion ha scosso la testa, ridacchiava. «Chi è?» ha detto il poliziotto. «Che ne so?» ha detto Giacomo Sutrion, ha preso una gollata di vino. «Me l'ha data lei» ha detto il poliziotto. «Chi è?» ha detto Silvia, con tutti i lineamenti contratti. «Mai vista in vita mia» ha detto Giacomo Sutrion, in una specie di ondeggiamento difensivo accentuato dalle scosse del treno. «Sta dicendo che non sa chi è questa signorina?» ha detto il poliziotto. «Jamais couché avec, come dicono i francesi» ha detto Giacomo Sutrion, si guardava intorno. «Mi spieghi chi cavolo è?» ha detto Silvia, ancora più incalzante. «Ma che ne so! Ti ci metti anche tu a rompermi le palle?» ha detto lui. La bottiglietta gli è scivolata tra le mani, ha sparso vino bianco sul pavimento già appiccicoso. Lui non l'ha raccolta, si è messo a frugare nel suo portafogli con le dita dalle unghie mordicchiate, come se si aspettasse di trovare la sua vera carta d'identità. «Com'è che gira con il documento di una persona che non conosce?» ha detto l'altro poliziotto. «È una di quelle bastarde dei messaggini?» ha detto Silvia. «Non ne ho la mi-ni-ma idea, va bene?!» ha detto Giacomo Sutrion, in uno strappo di voce. «No, non va bene» ha detto uno dei due poliziotti. Marta mi guardava, come se si aspettasse qualche spiegazione da me. «Ve le siete scambiate in qualche motel dove siete andati?» ha detto Silvia. «O a casa sua? Dove?». Era fuori di sé, affamata di verità. Un poliziotto si è messo a parlare a una ricetrasmittente, l'altro ci ha detto che dovevamo scendere tutti e quattro dal treno alla prima stazione. «Sei fuori di testa?» ha detto Giacomo Sutrion. «Io da questo treno non scendo! ». Ma i due poliziotti non avevano nessun margine di flessibilità, erano entrati in uno dei loro modi operativi da manuale. Ci siamo ritrovati con i nostri bagagli sulla banchina di una piccola stazione, nella luce forte. Giacomo Sutrion urlava e gesticolava, i passeggeri ci osservavano da dietro i finestrini sporchi mentre il treno sfilava via. Sono arrivati altri poliziotti con due macchine, dalla piccola stazione ci hanno trasferiti a un commissariato altrettanto piccolo, dove si sono messi a fare ulteriori controlli sui nostri documenti. «Lasciatemi andare subito!» ha urlato a un certo punto Giacomo Sutrion. «Sono il più grande artista italiano vivente!». Con una manata ha rovesciato una pila di incartamenti, ha dato un calcio a una cassettiera metallica. I poliziotti svizzeri non sembravano suoi grandi ammiratori, hanno finito per trascinarlo a forza lungo un corridoio. Silvia gli si è aggrappata a un braccio, tra istinto di proteggerlo dal resto del mondo e bisogno di sapere chi fosse la tipa della carta d'identità. «Dimmi chi è!» gli ha gridato, lo stringeva. «Non lo so-o, capra infinitamente ottusa!» ha gridato Giacomo Sutrion in un tono sfibrato, divincolandosi e scalciando per liberarsi dalla sua presa e da quella dei poliziotti. Osservavo la scena da seduto su una panca di ferro, e mi chiedevo quali fossero davvero gli elementi sessuali e caratteriali che lo rendevano attraente agli occhi di Silvia. Mi chiedevo se perfino una situazione come questa le sembrasse interessante o stimolante, o ci fossero limiti alla sua ricerca di pessime caratteristiche mascoline. Siamo rimasti nella saletta ad aspettare e camminare avanti e indietro e rispondere ai poliziotti sui nostri rapporti con Giacomo Sutrion, mentre lui gridava insulti e rovesciava mobili in un altro punto del piccolo commissariato. Dopo forse tre ore di attese e domande ripetute separatamente a ognuno di noi, un poliziotto è venuto a dirci che io e Silvia e Marta potevamo andarcene, ma che il signor Sutrion era in stato di arresto. «Come in arresto? » ha detto Silvia, con un'apprensione nella voce e nello sguardo che mi faceva male al cuore.«La famiglia di miss Turner ha denunciato la sua scomparsa alla polizia italiana, da due settimane» ha detto uno dei poliziotti. «Cioè?» ha detto Silvia; scuoteva la testa, piano. Eravamo gelati, tutti. «È scomparsa» ha detto il poliziotto. «E sospettate che lui sia responsabile? » ha detto Marta, con un accento intensamente malevolo. «Cosa cavolo ti viene in mente?» ha detto Silvia, pronta a battersi in difesa del suo uomo. «È tutto da verificare» ha detto il poliziotto, quasi senza espressioni. Quando ci hanno riaccompagnato alla stazione c'era un treno per l'Italia dopo ventiquattro minuti, e uno in direzione di Berna dopo quarantatré. Ho detto a Silvia che secondo me la cosa da fare era andare alla casa in campagna, in modo da restare in Svizzera ed essere in grado di aiutare meglio Giacomo. Lei è stata subito d'accordo, l'idea di tornare a Milano lasciandolo al suo destino doveva sembrarle un tradimento imperdonabile. Marta invece mi ha preso per una manica, ha detto che voleva parlarmi in privato. Siamo andati più avanti lungo la banchina fino al riparo di un muretto, mentre Silvia faceva la terza o forse quarta telefonata a suo padre. Marta mi ha detto: «Io me ne torno a Milano. Grazie per avermi affondato il weekend». «Come si fa ad affondare un weekend?» ho detto. «Usi sempre le metafore sbagliate, anche nei tuoi pezzi per il giornale». «E tu sei innamorato fradicio di una psicolabile con un bisogno patologico di uomini schifosi!». Quando l'ho vista salire sul suo treno, rigida e stizzita, ho provato molto più sollievo che dispiacere. Più tardi, mentre io e Silvia eravamo seduti uno di fronte all'altra in un piccolo treno svizzero pulito e quasi vuoto diretto verso le campagne del Bernese, cercavo di immaginarmi i tre giorni che avremmo passato insieme, tra telefonate convulse e colloqui con avvocati svizzeri, tentativi di visite in prigione. Ho pensato che è vero che nessuno cambia rispetto al suo carattere di base, però c'è nella vita di tutti un'occasione o due in cui è possibile compiere un piccolo scarto rispetto al flusso del proprio destino personale. Così ho spiegato a Silvia che la carta d'identità della donna scomparsa l'avevo trovata sul pavimento del negozio tre giorni prima, e che senza nessuna ragione me l'ero messa in tasca, dov'era rimasta. Poi nel treno italiano surriscaldato avevo preso il portafogli di Giacomo dalla sua giacca di canapa verde-giallo appoggiata sul bracciolo e avevo infilato la carta della donna al posto della sua. L'avevo fatto per noia e per antipatia, senza la minima idea che la donna fosse scomparsa, e senza anticipare fino in fondo le possibili conseguenze del mio gesto. Ho detto che avrei anche potuto non raccontarglielo mai, ma che mi sembrava la dimostrazione di come anch'io abbia il potenziale per essere un mascalzone, a volerlo. Lei è rimasta a fissarmi a lungo, con un lieve tremito sulle labbra ma senza dire niente. Poi ho visto la luce di incredulità nei suoi occhi che lentamente cambiava, credo insieme al suo intero modo di vedermi.


di Andrea de Carlo

postato da santamargherita alle ore 08:32 | link | commenti (51)
categorie: gialli
lunedì, 05 maggio 2008

Diritti del passeggero

Diritti del passeggero:


Se il viaggio è un inferno


Il volo è annullato. L’hotel di sogno si rivela una catapecchia. Il soggiorno prenotato on line, una truffa. E si resta 48 ore in aeroporto. Ecco come difendersi, punto per punto.


Scarsa puntualità? Overbooking? Servizi scadenti? Mentre si apre una nuova era per i viaggiatori, il turismo spaziale, con Richard Branson che crea la Virgin Galactic e promette per gli inizi del 2010 il decollo dell’astronave SpaceShipTwo (200 mila dollari per due ore e mezzo in orbita), sulla terra continuiamo a dibatterci fra disservizi e insoddisfazioni. Secondo Federconsumatori, lo sportello nazionale di tutela del turista che nella sola estate 2007 ha assistito 3500 persone, e ricevuto 30.000 lamentele di disservizi, i reclami legati al trasporto aereo (dalle cancellazioni e spostamenti del volo allo smarrimento del bagaglio) sono in forte e costante aumento. Anche se in cima alla lista rimangono disagi e disillusioni relativi ai pacchetti tutto compreso (33%): problemi non solo di trasporto, ma anche promesse di alberghi che si rivelano scadenti, spiagge troppo lontane, piscine senz’acqua. Come difendersi? Prima di tutto informandosi dei propri diritti. Dall’inizio del Duemila, la legislazione si è aggiornata: oggi sono tre i documenti cui fare riferimento. Primo, il Codice del Consumo, la bibbia della difesa per ogni acquisto, di qualsiasi prodotto: gli articoli dall’82 al 100 si riferiscono ai viaggi comperati in agenzia, quelli dal 45 al 68 agli acquisti su internet. Ci sono poi la legge 1084/1977, per i pacchetti-vacanza, e il Regolamento europeo 261, in vigore in Italia dal 2005, che tenta di mettere un freno al malcostume dell’overbooking. È il più diffuso, anche se le compagnie aeree sono costrette a rimborsi sempre più salati. Queste regole valgono per tutti i voli effettuati da compagnie europee che partono o giungono nell’Unione: charter e low cost inclusi. E anche per i vettori di altre nazioni, quando partono da un aeroporto Ue. Altrimenti valgono le disposizioni dei rispettivi Paesi. Il negato imbarco è molto più frequente di quanto si possa pensare. E si basa su una serie di regole statistiche, che ipotizzano quanti passeggeri non si presenteranno al check-in. Ma non è una esclusiva degli aerei: anche i tour operator, che mettono insieme voli, sistemazioni alberghiere ed escursioni, giocano sull’overbooking quando vendono più camere d’albergo di quelle prenotate. Che sia voluto o meno, non ci si può difendere più di tanto, prima o durante lo sfacelo della vacanza. L’unica soddisfazione rimane un risarcimento al ritorno. La soluzione più rapida, economica e indolore resta la conciliazione, o il patteggiamento. Da fare subito, già in aeroporto nel caso di disservizio aereo, o appena tornati: ci sono dieci giorni di tempo per reclamare con l'agente di viaggi, meglio se con l’aiuto di un’associazione dei consumatori. La Camera di commercio di Milano, per esempio, ha aperto uno sportello di conciliazione: arbitrato “amichevole” che deve essere intrapreso dalle parti in causa. Basta che una non si presenti per mandare tutto in fumo. Altre Camere di commercio offrono lo stesso servizio. Nel frattempo si fa strada il principio del danno morale ed esistenziale: anche i più alti gradi di giudizio concordano che non c’è nulla che ripaghi dalla delusione di una vacanza andata male. Si può finire nelle aule di tribunale. E vincere. Un esempio? Nel 2007 la Cassazione ha riconosciuto il danno esistenziale ai passeggeri abbandonati alle Tremiti dalla compagnia di navigazione C.t.m., che aveva affrontato la traversata da Peschici nonostante i bollettini meteo non favorevoli. I tempi della giustizia sono però molto lunghi. Infatti, se per un patteggiamento con il tour operator in pochi mesi si ottiene un risarcimento, ricorrere al giudice di pace (è possibile solo se il valore del viaggio non supera i 2588 euro) significa aspettare almeno un anno e mezzo, addirittura tre o quattro per una causa in tribunale e ancor di più se non ci si accontenta del primo grado e si vuole ricorrere.


Internet è sicuro?


Internet spopola, e se in Europa, e ancor meno in Italia, il turismo online non ha ancora superato quello tradizionale, come è appena successo in America (51 contro 49 per cento), i viaggi sono sicuramente i prodotti di miglior successo del web. Eppure, chi compra in rete non è garantito da un’assistenza sul posto in caso di problemi, anche se dispone di maggiori informazioni sulla vacanza che sta prenotando. “Lo impone proprio la legge, partendo dalla considerazione che, venendo a mancare il rapporto fisico, quindi una relazione istintiva di fiducia, tra cliente e fornitore del servizio, si deve sopperire con molte più informazioni prima di finalizzare l’acquisto”, spiega Barbara Monti, l’avvocato di Astoi, l’associazione italiana dei tour operator. Infatti, numericamente i reclami sulle vacanze acquistate online non sono così significativi, perché questo genere di viaggiatori è più maturo e bene informato, e acquista sempre dopo aver confrontato prezzi e qualità dei servizi fra la miriade di opportunità offerte dalla rete. Anche se la maggior parte delle contestazioni ha per protagonista il viaggio organizzato, il tutto compreso, il turista più tutelato dalla legge rimane quello che compra in agenzia di viaggi: “Soprattutto”, spiega l’avvocato Monti, “perché l’articolo 96 del Codice del Consumo obbliga l’organizzatore ad assistere il cliente con sollecitudine per consentirgli la prosecuzione del viaggio”. E se non si può continuare, l’operatore deve riproteggere il viaggiatore, cioè offrire soluzioni alternative. Come è accaduto a gennaio con i disordini civili in Kenya: il tour operator I Viaggi del Ventaglio, ad esempio, non ha perso un minuto a informare i clienti già prenotati per un viaggio in quel Paese che potevano cambiare destinazione, posticipare la partenza, oppure ricevere un buono da spendere in una vacanza futura. Nel caso di un viaggio fai da te, il disservizio è imputabile solo a se stessi: non c’è nessun interlocutore di riferimento e bisogna sbrogliarsela da soli.


Chi sbaglia paga


Come difendersi in caso di overbooking: quando e perché le compagnie devono rispondere, anche economicamente, del mancato imbarco.


Abbandonati in aeroporto? In genere le cause sono due. Casuali, disguidi provocati da maltempo, scioperi: la compagnia aerea non è responsabile. Oppure strutturali, come si dice in gergo (malattia del pilota, guasti tecnici all’aereo) e quindi la colpa è del vettore, che deve rispondere, anche economicamente, di quanto è accaduto. Il Regolamento europeo 261, valido per tutti i passeggeri all’interno dell’Unione, e solo per tutti i vettori europei, dice chiaramente che le compagnie devono risolvere i problemi dei passeggeri ed effettuare i rimborsi in via diretta, quindi anche subito, in aeroporto. Di fatto, però, non accade quasi mai. Il Regolamento impone alla compagnia, prima di negare l’imbarco per eccesso di prenotazioni, di cercare eventuali volontari disposti a rinunciare al volo in cambio di risarcimento. Tra l’altro è cresciuto l’ammontare dell’indennizzo in caso di overbooking. Inoltre si può scegliere tra il rimborso del biglietto e un volo alternativo per la stessa destinazione, e si ha diritto ai pasti e alla sistemazione alberghiera (con trasporto da e per l’aeroporto) per il tempo necessario a risolvere la situazione.

Questi i risarcimenti per negato imbarco, a cui si ha sempre diritto:

250 € per voli fino a 1500 Km;

400 € per voli da 1500 a 3500 Km;

600 € per tutti gli altri voli.

In aggiunta all’indennizzo, il passeggero a cui sia stato negato l’imbarco per overbooking continuerà ad avere diritto alle normali forme di assistenza (pasti e bevande, eventuale sistemazione alberghiera, trasporti) e la scelta tra il rimborso del biglietto entro 7 giorni e un volo alternativo a destinazione finale non appena possibile, o in una data successiva di suo gradimento. Se il volo sostitutivo è diretto a un aeroporto vicino a quello di destinazione, le spese di trasporto sono a carico della compagnia. In caso di overbooking, bisogna subito presentare un reclamo al banco di accettazione, per non rischiare di perdere la possibilità di risarcimento. In caso di cancellazione o ritardo prolungato, i passeggeri hanno diritto a pasti e bevande, a due telefonate, e se l’attesa si prolunga la compagnia deve provvedere anche alla sistemazione in albergo e al mezzo per raggiungerlo.

Si deve pretendere l’assistenza:

per ritardi di due o più ore per tratte fino a 1500 km;

di tre o più ore per voli tra 1500 e 3500 km;

di quattro o più ore su tutte le altre distanze


Se la compagnia annulla il volo, il passeggero può scegliere tra:

l’imbarco su un volo alternativo verso la sua destinazione finale (fa fede il biglietto presentato al check-in), in condizioni di trasporto comparabili, appena possibile o in una data successiva, secondo la disponibilità di posti; 
 un risarcimento della parte, o parti, di viaggio non effettuate.


Se una cancellazione o un ritardo di almeno cinque ore causano la perdita di una coincidenza (prevista entro 24 ore) per la quale si dispone di un biglietto cumulativo e non si desidera più proseguire, la compagnia deve provvedere appena possibile al ritorno fino al punto di partenza, nonché un rimborso per le parti di viaggio non effettuate. Se il passeggero sceglie di non continuare, decide di tornare al punto di partenza, e può provare che il viaggio non ha più ragione d’essere, ha diritto a un rimborso anche delle tratta effettuata. Per ottenerlo deve richiederlo contestualmente al reclamo.


Info: Enac, n. verde 800.89.81.21, (lun.-ven. 8 - 20), rispondono funzionari dell’Ente su materie inerenti trasporto aereo, sicurezza, diritti dei viaggiatori; www.enac-italia.it, si può scaricare la Carta dei diritti del passeggero.


di Paola Baldacci - fonte corriere della sera

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categorie: viaggi, diritto
martedì, 29 aprile 2008

Sinistra chic in lutto: Resisterà solo il «fortino» della Angiolillo a piazza di Spagna

Sinistra chic in lutto: Resisterà solo il «fortino» della Angiolillo a piazza di Spagna




La Roma «piaciona» e festaiola



dice addio ai vertici in spiaggia




Basta nomine decise a Capalbio, salotti snob verso il declino. E si prepara il congedo dalla Festa del cinema.




Addio per sempre, soffice e dorata Roma piaciona, salottiera, cinematografara, capalbiesca e sabaudiana, lontana anni luce dalle insicure periferie convertite ad Alemanno. La sconfitta chiude una stagione politico-cultural-mondana nata l’8 dicembre 1993 col primo insediamento di Francesco Rutelli in Campidoglio. Addio, un esempio tra i tanti, alla lunga catena dei Comitati organizzatori. Mai più si vedrà Giovanni Malagò animarne un altro come quello per le Olimpiadi 2004 a Roma: si insediò nel 1996 e il manager romano (storica concessionaria capitolina di Bmw, Ferrari e Rolls Royce) organizzò raffinatissimi ricevimenti per i commissari olimpici internazionali esibendo Sabrina Ferilli e Maria Grazia Cucinotta. Piovvero proteste per i costi e per l’eccesso di glamour sexy: «Non vedo cosa ci sia di male nell’aver coinvolto cultura e spettacolo, erano testimonial». Il fatto che Roma poi venne sconfitta da Atene il 5 settembre 1997 con 66 voti contro 41 sembrò quasi un dettaglio. Era il ritratto del gusto di un’epoca durata quindici anni, la profezia dei tappeti rossi della futura Festa del cinema, la prova della fiducia ormai consolidata del centrosinistra capitolino per l’immagine e la ribalta. In questo humus affondò le radici la lista Beautiful per il Rutelli bis nel 1997 con l’inclusione della principessa Alessandra Borghese, ai tempi ben lontana da Pier Ferdinando Casini.




Addio per sempre all’efficacia politica di certi vertici al vino bianco sotto gli ombrelloni de «L’ultima spiaggia» di Capalbio ben più importanti di tante riunioni di partito: mettere insieme a una sdraio di distanza Fabiano Fabiani, Claudio Petruccioli, Furio Colombo ai tempi della direzione de «L’Unità», magari con l’aggiunta di Chicco Testa, poteva valere la presidenza di una fresca ex municipalizzata o un corposo giro di poltrone alla Rai. Blocchi di potere che, tra il berlusconiano palazzo Chigi e l’alemanniano Campidoglio, conteranno quasi nulla. E parallelamente avranno rilevanza zero (sempre per Rai, Campidoglio, universo del cinema) certe serate sotto la luna di Sabaudia, magari serviti ai tavoli del decantatissimo «Saporetti » spesso indicato come un «Fortunato al Pantheon» in versione estiva (fu lì che il 13 agosto 1996 Stefania Craxi insultò il candidato sindaco sconfitto per aver disonorato, secondo lei, la memoria di papà Bettino). Tra le dune ancora Rutelli, Malagò e poi ogni tanto Bernardo Bertolucci, passaggi di Fabio Mussi e qualche apparizione di Francesco De Gregori.




Altro addio. Nessuno sentirà mai più parlare di effetto Clinton per Francesco Rutelli né l’ex sindaco potrà più sbarcare a Manhattan (visita del giugno 1998) per proporre l’adozione dell’area dei Fori imperiali come simbolo del mondo da salvare. Le modelle del negozio Fendi a Manhattan impazzirono per lui («he’s so cute», è così carino). Ora tocca ad Alemanno, ed è già partita la gara per individuare un suo doppio internazionale come Bill fu per Francesco. La Roma piaciona e festaiola dovrà approntare un doloroso congedo dalla «sua» Festa del cinema. Chissà se Alemanno la abolirà o la affiderà, come si insinua, a Pasquale Squitieri. Il red carpet dei divi conoscerà le suole di altre scarpe. In quanto ai salotti romani, resisterà certamente (con alleggerimenti di ex potenti romani del centrosinistra) il fortino di Maria Angiolillo a piazza di Spagna. Prevedibile il declino di quello (non piacione ma progressista- snob) pilotato da Sandra Verusio di Ceglie che tempo fa dichiarò: «Quelli di destra sono maschilisti. Fanno ironia volgare. Pensano che il massimo della vita sia far fessi gli altri». Vallo a raccontare a chi ha portato Alemanno in Campidoglio.




di Paolo Conti - corriere della sera







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categorie: politica, opinioni, politichese
lunedì, 28 aprile 2008

Santa Margherita Ligure - Trofeo Pirelli - Coppa Carlo Negri

Santa Margherita Ligure -


 Trofeo Pirelli - Coppa Carlo Negri


info regate


Santa Margherita Ligure apre il calendario delle regate con la “Regata Pirelli - Coppa carlo Negri” organizzata dallo Yacht Club Italiano di Genova in collaborazione con il Circolo Nautico di Santa Margherita Ligure, in programma a partire da giovedì 1 Maggio a lunedì 5 maggio 2008.


La Coppa Carlo Negri è un trofeo challenge perpetuo. È stata istituita e ideata nel 1945 da Beppe Croce, storico presidente dello Yacht Club Italiano e unico Presidente non anglosassone della Federazione Mondiale Vela per 17 anni, per commemorare l’amico e pilota d’aviazione Carlo Negri, figlio di Margherita Pirelli, medaglia d’oro al valor militare, caduto in Albania il 24 settembre 1943 durante un’azione volontaria in una missione di soccorso ai militari italiani accerchiati dalle truppe tedesche. Nata del 1945 come trofeo challenge perpetuo, la Coppa Carlo Negri fu offerta da Margherita Puri Negri in ricordo del fratello. È stata assegnata per la prima volta nel 1964 a Giorgio Falck che vinse nel 1959, nel 1963 e nel 1964. La seconda edizione, rimessa in palio con la stessa formula di challenge triennale, è stata vinta da Luigi Croce che si aggiudicò la vittoria nel 1962, 1968 e 1977. La Coppa Carlo Negri continuò fino al 1982, vinta in quell’anno ancora da Luigi Croce.


Programma:


Giovedì dì 1 maggio

ore 8.30 -- Breakfast per i regatanti Tendone Santa Margherita.

ore 11.00 -- Regate

ore 18.30 -- Brindisi/ buffet di apertura Tendone Santa Margherita.

ore 21.00 -- Partenza della regata lunga – Gruppi A (Maxi e Wally)



Venerdì 2 maggio

ore 8.30 -- Breakfast per i regatanti Tendone Santa Margherita.

ore 10.00 -- Regata costiera – Gruppi B. Buffet open per gli equipaggi Gruppi A al rientro della regata lunga Tendone Santa Margherita.

ore 19.00 -- Inaugurazione mostra fotografica “Il fotografo dell’anno scatta le Regate Pirelli” Galleria Portofino. Segue serata in banchina per gli equipaggi - Portofino



Sabato 3 maggio

ore 8.30 -- Breakfast per i regatanti Tendone Santa Margherita.

ore 10.30 -- Presentazione del nuovo gommone Pirelli PZero 14mt. Cocktail presso lo stand Pirelli PZero – banchina Santa Margherita.

ore 11.00 -- Regate bastone/triangoli. Buffet open per gli equipaggi al termine delle regate Tendone Santa Margherita.

ore 20.30 -- Serata per gli equipaggi Tendone Santa Margherita.



Domenica 4 maggio

ore 8.30 -- Breakfast per i regatanti Tendone Santa Margherita.

ore 11.00 -- Regate bastone/triangoli

ore 17.00 -- Premiazione Tendone Santa Margherita.


Percorso:


Le regate di altura e costiere utilizzeranno il sistema di calcolo dei tempi compensati a GPH fisso. Le regate a bastone o triangoli utilizzeranno il sistema di calcolo dei compensi con percorso costruito.



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categorie: liguria, barche, vele, regata, santa margherita ligure
lunedì, 28 aprile 2008

MERCATO E ABUSI

MERCATO E ABUSI


Telefoni, il caos delle tariffe


I numeri a «valore aggiunto» sotto osservazione dell'Agcom. Da giugno blocco delle chiamate più costose


Provate a chiamare Ryanair al numero 899-678910. Noterete un fatto curioso: la linea aerea low-cost per eccellenza, in fatto di tariffe telefoniche, è una compagnia high-cost, visto che per prenotare voli dall'Italia si spende la bellezza di 0,80 euro al minuto, la tariffa più cara d'Europa. I numeri cosiddetti «a valore aggiunto » - appunto i vari 899 e 892 - sono gli stessi delle linee «erotiche» da tempo sotto osservazione dell'Autorità per le comunicazioni (Agcom). Ma il bello è che chiamare la stessa compagnia aerea dalla Francia costa la metà (34 centesimi al minuto) e dalla Gran Bretagna ancora meno, 10 penny al minuto. Domanda: perché i clienti italiani devono sussidiare i clienti inglesi? Sulla fronte hanno scritto Giocondo? Idem o quasi se per informazioni, acquisti o cambi di prenotazione chiamate il call center di Trenitalia all'892 021: 30 centesimi alla risposta più 54 centesimi al minuto, cioè 5,70 euro (diecimila lire) per una telefonata di dieci minuti. Altra domanda: è giusto che le Ferrovie dello Stato si facciano pagare come un servizio a luci rosse? Ma il colmo è il caso dell'associazione dei consumatori Codacons, che si autodefinisce il James Bond della categoria, e infatti ha scelto come numero l'892-007. Nei costi telefonici - è una battuta, s'intende - l'associazione ricorda piuttosto la Spectre: per ottenere licenza di uccidere le ingiustizie subite, magari proprio dalle società telefoniche, il consumatore sborsa 0,12 centesimi alla risposta più 1,80 euro al minuto se chiama dalla linea fissa e un bel po' di più se usa il mobile. Per fortuna c'è il tetto di spesa fissato dal decreto Landolfi a 15 euro. È vero, 10 centesimi del ricavato di ogni telefonata vengono versati alla onlus di oncologia pediatrica «Mary Poppins». Ma quel che resta in tasca a James Bond non è comunque poco. Sono soltanto esempi di paradossi tariffari italiani. Ma dimostrano che in fatto di prezzi, di trasparenza e di «etica telefonica » molta strada rimane ancora da fare, come si ricava da questo viaggio nella bolletta. Non a caso l'euro-commissaria Viviane Reding ha lanciato un'offensiva per ridurre le «tariffe di terminazione» (i prezzi all'ingrosso che gli operatori telefonici si praticano a vicenda per la connessione delle chiamate sulle rispettive reti), di cui parliamo nell'altro articolo.Tuttavia, dicono all'Agcom, «le tariffe telefoniche sono in discesa da anni: nel solo 2007 sono calate dell'8% (-14% il mobile). E le carte prepagate italiane, lo calcola il regolatore inglese Ofcom, sono le più basse d'Europa. Ciò è avvenuto per effetto sia della concorrenza che dell'azione dei regolatori di Bruxelles e di Roma». Anche se in certi casi come quando sono stati eliminati i costi di ricarica dal decreto dell'ex ministro Bersani i balzelli sono stati cancellati per intervento diretto del governo. Ma partiamo proprio dal caso dei numeri a valore aggiunto come quelli di Ryanair e Trenitalia. Dal 2 aprile, come si sa, è già possibile farsi bloccare l'accesso ai vari 899 e 892. Ma, soprattutto, dal 1Ëš giugno entrerà in vigore un meccanismo opposto a quello del silenzio-assenso, una sorta di «silenzio dissenso»: gli abbonati che non avranno chiesto esplicitamente l'accesso a quei numeri se li vedranno automaticamente bloccare. «Dal 30 giugno - annunciano all'Authority di via delle Muratte - verrà poi introdotto un meccanismo d'allarme nella bolletta, che segnalerà gli aumenti di spesa oltre una certa cifra». In questi giorni si sta definendo non senza contrasti la soglia di allarme, che dovrebbe essere fissata intorno ai 100 euro (non proprio bassa…). Allo stesso modo dovrebbero essere introdotti (o reintrodotti) i cosiddetti «sistemi a pin», che permettono di bloccare le chiamate internazionali. Il criterio adottato però non sarà quello del prefisso ma del costo. Ma la questione più importante e controversa - perché tocca al cuore il meccanismo della concorrenza - è quella che riguarda il cambio di operatore telefonico. E, nel caso delle carte prepagate, il credito residuo. Prima della legge Bersani, quando un cliente decideva di cambiare operatore, perdeva il credito. La Bersani ha fissato la regola che il credito maturato non scade. Il prossimo passo, promette l'Agcom, è consentire al cliente di portarsi dal vecchio al nuovo operatore sia il numero che il credito. Quest'ultimo, secondo ricerche dell'autorità, è mediamente di 5 euro per cliente, per un totale di parecchi milioni di euro.

E qui, tra operatori e Autorità, si è aperta una nuova contesa. L'Agcom ha dato alle aziende 45 giorni di tempo per applicare la doppia portabilità di numero e credito. Gli operatori si sono rivolti al Tar. Il quale, pur rilevando un'eccessiva brevità del tempo concesso, nel merito ha dato ragione al regolatore. Ora si profila un compromesso: se gli operatori azzereranno i costi per la restituzione del credito l'Autorità allungherà i tempi entro i quali dev'essere garantita la portabilità. Il tema è importante perché l'Italia ha il più alto numero di cambi di operatore d'Europa: 15 milioni nel solo 2007.

Altra zona della bolletta da ripulire, insiste Bruxelles, è quella del roaming internazionale. «I costi sono troppo alti, soprattutto quando si trasmettono dati e sms - dice l'Agcom - : non è ammissibile che inviare una foto scattata con il telefonino da Parigi a Milano costi 10 euro. I prezzi devono scendere». Un faccia a faccia infine si sta aprendo sui cosiddetti «motori di calcolo» per le tariffe migliori. Già oggi esistono siti Internet sui quali si possono trovare confronti utili per districarsi nella giungla delle offerte tariffarie. Non tutti però sono seri e indipendenti. E d'altra parte le aziende non aiutano: producono molti spot divertenti ma poca pubblicità comparativa. «L'Agcom - dice il regolatore - vorrebbe, se non creare un proprio sito di confronti, dare un "bollino blu" ai più affidabili tra gli indirizzi web». Ci si può chiedere: perché non lo fa e basta, senza aspettare il permesso delle aziende? Ma lo stile dell'Autorità italiana non è quello di fare mosse ostili verso gli operatori. I più critici storceranno il naso. Altri ribatteranno che, a giudicare dai risultati, l'Agcom non ha poi fatto male. Si può aggiungere: grazie al pungolo europeo.





di Edoardo Segantini fonte - corriere della sera







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categorie: abusi, caro prezzi, autorità garanti
giovedì, 24 aprile 2008


Milano è la città più cara d'Italia









Pane, latte, carne, elettrodomestici. Per i commercianti è colpa dei rialzi record degli affitti e del metro quadrato negli ultimi anni.




Non ci sono più dubbi, Milano è la città più cara d'Italia. I milanesi in trasferta se ne erano accorti da un pezzo. Ma ora a certificare il livello (stratosferico) dei prezzi sotto la Madonnina è un'indagine firmata da Istat, Istituto Tagliacarne e Unioncamere. Fatto cento il valore medio della spesa per gli alimentari freschi in Italia (carne, pesce, frutta, verdura) nel capoluogo lombardo si paga 126. Il 26 per cento in più: nessuno chiede di più nel Bel Paese. Il portafoglio tira il fiato quando la spesa riguarda gli alimentari lavorati (dai biscotti alla carne in scatola, tanto per intenderci). In questo caso quello che in Italia in media costa 100 nella città del Duomo vale 100,8. Poco di più. Ma anche in questo caso ci battono solo Aosta, Genova, Bolzano e Trieste. Se riempire il frigorifero prosciuga il conto corrente, con l'arredamento della casa va peggio. Armadi, tavoli, cucine che in media in Italia costano 100 a Milano valgono addirittura 140. Il 40 per cento in più: nessuna città propone listini così cari. E la constatazione resta valida anche quando si prendono in considerazione solo le grandi marche del design, già costose per definizione. L'arredamento firmato, che in media in Italia vale 100, sotto la Madonnina costa 114. Ancora una volta nessuna città riesce a rubare a Milano il record del carovita. Una nota positiva (ma non troppo) viene dal capitolo abbigliamento. Vestirsi senza pretese a Milano costa meno che nel resto del Paese: fatta cento la media nazionale, nel capoluogo lombardo si porta via la stessa merce per 95. Ma, quando si ha a che fare con prodotti firmati, più care di Milano sono solo Venezia e Firenze. Sotto accusa i piccoli negozi. «Gli alimentari freschi costano di più perché l'effetto calmiere sui prezzi esercitato dalla grande distribuzione in questo caso è meno efficace», ipotizzano gli esperti dell'Istituto Tagliacarne. L'enorme offerta di arredamento sulla piazza milanese non riesce a tenere i prezzi sotto controllo. Perché? «Forse il contesto è talmente alla moda che a Milano ci si può permettere qualunque listino», ipotizzano ancora i tecnici dell'istituto. Dal canto loro i commercianti puntano il dito sul caroaffitti. La madre di tutti i rincari sarebbe proprio da ricercare nei rialzi record del metro quadrato registrati negli ultimi anni. «Con questi affitti è inevitabile che i commercianti alzino i prezzi per rientrare di costi sempre più ingenti», fa notare Iliano Maldini, presidente di Assofood, i punti vendita alimentari dell'Unione del Commercio. Maldini contesta anche i dati dell'indagine: «Sugli alimentari freschi non si possono fare paragoni. Un'orata comprata a Milano non è detto che abbia la stessa qualità di un pesce simile acquistato a Roma». Le associazioni dei consumatori, però, non si rassegnano. E vanno all'attacco sia del Comune che dei commercianti. «Anche a Milano c'è bisogno di più concorrenza — si infervora Alessandro Miano di Assoconsumatori —. Inutile aprire una piazza agli agricoltori per un mercato al mese (San Nazzaro, il secondo sabato del mese, ndr.) soprattutto se si offrono solo prodotti biologici ipercostosi. I mercati comunali devono tornare a vendere in città. Con camion specializzati targati Sogemi». Secondo l'assessore al Commercio, Tiziana Maiolo, la strada più efficace è aiutare i commercianti a contenere i costi: «Chi sta dietro al bancone deve fare già i conti con affitti altissimi. Proporrò al sindaco di intervenire con sgravi fiscali a vantaggio dei commercianti. A partire dalle botteghe storiche». Intanto il dibattito sul caroprezzi investe anche il sindacato. La richiesta di risposte da parte delle grandi città del Nord porta d'attualità il dibattito sui livelli contrattuali. E sulle gabbie salariali.




Rita Querzé - fonte corriere della sera







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categorie: milano, caro prezzi
mercoledì, 23 aprile 2008

In Italia torna la «vera fiorentina»

In Italia torna la «vera fiorentina»


La Commissione Ue ha innalzato a 30 mesi l’età dei bovini ai quali si può mantenere la colonna vertebrale.